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Era il 1950, stavo a lavorare da Muscillo Giuseppe detto Tozzola Bancone
alla masseria contrada Orraro, eravamo andati a seminare la biada,
(avena) alla contrada San Germano quando a un certo momento da lontano
verso la masseria di Petrone si vedeva una massa di gente. Nessuno di
noi sapevamo di che si trattava o che fosse successo, quando dopo 2 sere
mi capitò di tornare in paese, venni a conoscenza del fatto e giacchè
mio padre era comunista ed era a conoscenza gli chiesi informazioni e
lui mi disse che si andava a espropriare le terre ai grandi padroni
perchè loro ne avevano tanta e i poveri niente. Allora cominciai a
riflettere e ritenni la faccenda molto importante e così decisi di
accodarmi anch’io alla massa dei contadini affamati di terre. La sera
stessa fui informato che c’era una riunione a paese vecchio (…)

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racconti

La città dei gatti e la città degli uomini stanno l’una dentro l’altra, ma non sono la medesima città. Pochi gatti ricordano il tempo in cui non c’era differenza: le strade e le piazze degli uomini erano anche strade e piazze dei gatti, e i prati, e i cortili, e i balconi, e le fontane: si viveva in uno spazio largo e vario. Ma già ormai da più generazioni i felini domestici sono prigionieri di una città inabitabile: le vie ininterrottamente sono corse dal traffico mortale delle macchine schiacciagatti; in ogni metro quadrato di terreno dove s’apriva un giardino o un’area sgombra o i ruderi d’una vecchia demolizione ora torreggiano condomini, caseggiati popolari, grattacieli nuovi fiammanti; ogni andito è stipato dalle auto in parcheggio; i cortili a uno a uno vengono ricoperti d’una soletta e trasformati in garages o in cinema o in depositi-merci o in officine. E dove s’estendeva un altopiano ondeggiante di tetti bassi, cimase, altane, serbatoi d’acqua, balconi, lucernari, tettoie di lamiera, ora s’innalza il sopraelevamento generale d’ogni vano sopraelevabile: spariscono i dislivelli intermedi tra l’infimo suolo stradale e l’eccelso ciclo dei super-attici; il gatto delle nuove nidiate cerca invano l’itinerario dei padri, l’appiglio per il soffice salto dalla balaustra al cornicione alla grondaia, per la scattante arrampicata sulle tegole.

Ma in questa città verticale, in questa città compressa dove tutti i vuoti tendono a riempirsi e ogni blocco di cemento a compenetrarsi con altri blocchi di cemento, si apre una specie di controcittà, di città negativa, che consiste di fette vuote tra muro e muro, di distanze minime prescritte dal regolamento edilizio tra due costruzioni, tra retro e retro di due costruzioni; è una città di intercapedini, pozzi di luce, canali d’aerazione, passaggi carrabili, piazzole interne, accessi agli scantinati, come una rete di canali secchi su un pianeta d’intonaco e catrame, ed è attraverso questa rete che rasente i muri corre ancora l’antico popolo dei gatti.
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filastrocca

Maggio 2, 2007

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O giornalista inviato speciale
quali notizie porti al giornale?
Sono stato in America, in Cina,
in Scozia, Svezia ed Argentina,
tra i Sovieti e tra i polacchi,
Francesi, Tedeschi, Sloveni e Slovacchi,
ho parlato con gli Eschimesi,
con gli Ottentotti, coi Siamesi,
vengo dal Cile, dall’India e dal Congo,
dalla tribù dei Bongo-Bongo
e sai che porto? Una sola notizia!
Sarò licenziato per pigrizia.
Però il fatto è sensazionale,
merita un titolo cubitale:
tutti i popoli della terra
han dichiarato guerra alla guerra.

di Gianni Rodari

(filastrocca per una piccola speranza e disegnino per dire un grazie :-) )